Beyond Flesh

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BEYOND FLESH _ MIRKO FIN
25 ottobre 2019

Il palcoscenico su cui ognuno di noi sale per recitare la propria parte, convinto essa sia unica e irripetibile, rappresenta un microcosmo. Uno spazio che noi stessi decidiamo di limitare e consideriamo come il nostro mondo.

Schylock e Antonio sono due volti rappresentativi degli abitanti di questo microcosmo. Vengono presentati a noi spettatori come opposti, antagonisti, il bianco e il nero su cui la trama dell’opera poggia. Il percorso visuale che è stato creato li ripropone nella medesima posizione. Opposti, antagonisti, uno al fianco dell’altro.

Ricordo che un uomo, tanti anni fa mi disse di avere più paura del bianco che del nero. Nell’oscurità, gli oggetti continuano a esistere. L’occhio si può abituare. Ciò che ci rende sicuri continua a essere lì, anche se coperto dalle tenebre. Il bianco invece non lascia scampo. Il vuoto, illuminato nella sua immensa vastità dalla luce, ci costringe ad affrontare la più spaventosa delle minacce: noi stessi, e tutti i demoni che ci portiamo dentro. 

E così è stato. All’interno di una camera bianca Schylock e Antonio si sono manifestati nella loro più viscerale e profonda natura, attraverso le quattro emozioni cardine che muovono l’opera Shakespeariana: possesso, passione, odio, errore.  Due sfumature dello stesso sentimento, una di fronte all’altra e una conseguenza dell’altra. Uno scontro cui siamo già pronti ad assistere fino all’eternità, perchè è così che ci hanno sempre raccontato questa storia. 

Ma se alla fine di quella luce, ci fosse un’altra verità? 
La risoluzione di questo conflitto ci investe come solo la verità sa fare: lasciando la memoria di una presa di coscienza che già possedevamo nel profondo, ma che avevamo paura e bisogno di sentirci dire ad alta voce, perchè avevamo ormai dimenticato.